Napoli Est brucia

NAPOLI EST BRUCIA #NO Q8Marco Sacco ci illustra gli impegni dei “Cittadini attivi” sul territorio

La nostra domanda a Marco: “Lei è un cittadino attivo dell’area Est di Napoli, in movimento da tempo con iniziative di sollecitazione presso la cittadinanza in particolare residente nella VI Municipalità.  Un territorio amministrativo, che abbraccia i vecchi quartieri di Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli , in cui da tempo si registra una situazione di pesante inquinamento ambientale. E ciò  non solo per l’incontrollato e irrazionale sviluppo edilizio,  per non ortodossi stili di vita,  ma anche per le tante industrie inquinanti insediatesi soprattutto nelle aree di Barra e San Giovanni.

Pensa che ci sia responsabilità solo della Pubblica Autorità o che anche la “cittadinanza” sia corresponsabile di tale scempio, ormai sotto gli occhi i tutti?  Anzi diremmo sulla pelle di tutti,  dal momento che l’inquinamento ha determinato situazione di non vivibilità provata dalle tante morti per tumore, ormai scientificamente accertate?

Il nostro interlocutore  Marco Sacco così ci risponde: “Le responsabilità?  Non si può escludere che la popolazione residente sia stata poco attenta. Ma non si può sottacere che nella periferia est di Napoli risiedono essenzialmente cittadini a reddito medio-basso, attanagliate da problemi quotidiani non indifferenti.

Gli sfridi di una popolazione di periferia male gestita sotto tutti gli aspetti sia organizzativi, civici, sanitari, scolastici, che  socio-assistenziali,  sempre più precari e inefficaci,  sono la causa essenziale di livellamenti verso il basso di stile e comportamenti di vita.

Circostanze contingenti e perpetrate nel tempo che hanno fatto anche lievitare forme di malcostume e di pericolosa delinquenza.

Viene spontaneo chiedersi e riflettere su cosa abbiano fatto lo Stato, le Istituzioni intermedie e periferiche.  Tutte doverosamente preposte alla cura, alla conservazione di quanto di buono il territorio avesse prodotto nei tempi passati.

Barra, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli erano tre comuni floridi, residenziali, agricoli, laboriosi …. Accorpati a Napoli hanno iniziato il percorso di decadenza. Decadenza ambientale, reddituale, occupazionale…. E via dicendo.

Si, industrializzazione agro-alimentare, poi petrolifera (Raffineria), metalmeccanica  sostitutiva di quella prestigiosa (Ferroviaria, armatoriale marittima borbonica). Poi le manomissioni e gli inquinamenti costieri con il declassamento delle spiagge,  invase da liquami industriali sversati sconsideratamente.

Tutto in assenza da parte di chi istituzionalmente preposto per legge al necessario controllo ed  alla dovuta repressione dei crimini.

Certo i “Comitati di Cittadina” nati in forma estemporanea, per necessità di civica presa di coscienza, di sollecitazione ai provvedimenti, fanno quel che possono. E non ci si può illudere che uno strapotere così monopolizzato nelle mani di  spregiudicati ed incalliti  “pseudopolitici” reggenti la Civica Amministrazione a tutti i livelli istituzionali possa essere distolta e dissuasa dal malgoverno.

Siamo alla protesta civile, alla occupazione civile di strutture o di aziende (Vedi manifestazione alla Q8 del  3 dic 2015), alla indizione di qualche assemblea pubblica, agli inviti alla stampa cittadina accompagnando reporter e giornalisti sui luoghi perché possano adeguatamente informare la pubblica opinione.

Chiediamo a Marco : “Certo ci ritroviamo infestati dal “cancro”. Nelle nostre zone di Napoli Est siamo al “genocidio”. Si muore di più che altrove. Ci sono i dati dell’Osservatorio oncologico, dei ricercatori del ramo.  Si rimane scioccati già a leggerli.  Pur con mille difficoltà, nei nostri limiti,  ci informiamo ed informiamo con le nostre iniziative, anche con questo nuovo strumento telematico, quanti più cittadini sia possibile informare. Ma basta a determinare il cambiamento del nostro disastrato contesto socio-territoriale ?”

Marco Sacco : “ Certamente no, ma siamo convinti che possa almeno tener vivo e presente il grave problema nella sua complessità, auspicando ben altro.

Gli atti di forza? La “rivolta” ?   Nutriamo forti dubbi sulla validità di tali metodi,  Continuiamo con le nostre civili “battaglie”  ideali, di cultura, di pensiero, di civismo e di civiltà. Di iniziative del genere ne abbiamo fatte tante in questo decennio. Continueremo a farle con la stessa coscienza e determinazione perché diventino modo di pensare, modo di vivere, di agire nella continuità del “civismo pacifico  di un popolo” che sappia individuare i suoi concittadini migliori  necessari per il migliore governo della Città, della Regione, della Nazione, dell’Eropa. I risultati non possono che essere corali, raggiunti da tutti i cittadini insieme.

 

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