Operaio disoccupato suicida a San Giovanni a Teduccio

protesta lavoratori ixfin marcianise
protesta lavoratori ixfin marcianise

La disperazione determinata dal protrarsi di una disoccupazione biennale senza spiraglio porta ancora una volta al suicidio . 

A compiere il gesto mortale venerdì 8 luglio u.s., l’operaio 43enne  Salvatore De Francesco,   napoletano di San Giovanni a Teduccio.

Il tragico evento è avvenuto a Casalnuovo, dove il De Francesco, ormai distrutto dalla sfiducia in cui da due anni viveva, invano avendo cercato una soluzione lavorativa, si è lasciato cadere giù dal terrazzo dell’abitazione  in cui risiede la sorella.

Per la cronaca, i funerali hanno avuto luogo in San Giovanni a Teduccio, dove Salvatore De Francesco dimorava con moglie e due figlie.  “ Scusatemi, ma così non ha più senso vivere”: è il messaggio – lettera lasciata  a moglie e figlie  in cui sono racchiusi il dramma e la sensibilità dell’operaio suicida.

E’ questo l’ennesimo caso di suicidio di chi è preso da un delirante senso di vuoto e di sfiducia,  allorché si è perduto il lavoro e lo si è spasmodicamente cercato invano , magari per ben due anni.

Salvatore De Francesco è l’ennesima vittima di un sistema occupazionale e socio-economico italico allo sbando, che non riesce a trovare soluzioni di sorta. E nel presente caso l’operaio,  ripetutamente e spasmodicamente si era attivato, per un biennio, per trovare una qualsiasi soluzione occupazionale,  avendo perduto il lavoro con il licenziamento per chiusura della ditta “Ixfin” di Marcianise

E’ appena il caso di ricordare le disavventure in cui s’era cacciata la “Ixfin S.p.A.” di Marcianise, unitamente ad atre aziende dell’area casertana,  cui il magistrato (Procura di Santa Maria Capua Vetere) aveva provveduto , già nell’agosto del 2007, a sequestro  e sigillo delle attrezzature, dei beni e prototipi da progetto di ricerca. Aziende i cui dirigenti erano stati denunciati per gravi reati e per i quali erano state bloccate erogazioni di finanziamenti per vari milioni di euro,  concessi da parte del Ministero delle attività produttive. Insomma gestioni improprie aziendali  con connesse denunce di amministratori delegati  di aziende varie,  accusati di truffa aggravata e malversazione a danno dello stato.

“La Ixfin, azienda del settore elettronico con circa 1000 dipendenti, di proprietà dei fratelli avellinesi Pugliese, che hanno presidenza e capitale dell’ Avellino Calcio, è stata dichiarata fallita un anno fa dalla VII sezione del Tribunale di Napoli per debiti accertati pari a 105 milioni di euro. La società dei Pugliese, finita al centro di un’ inchiesta per 37 milioni di euro spediti all’ estero, ha già al suo attivo tre arresti di responsabili e una quindicina di indagati, compreso Massimo Pugliese. L’ attività è ferma dalla data del fallimento. (Riporto da Repubblica 11.08.2007). – http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/08/11/ixfin-il-magistrato-sequestra-tutto.html)

Poi la prescrizione dei reati  –

Riporto da “Corriere del mezzogiorno” – 30 ottobre 201 : 

Ixfin, truffa ai danni dello Stato: reati prescritti per otto ex dirigenti

Per tutti l’accusa era di aver utilizzato per finalità diverse da quelle stabilite i circa 15 milioni di euro erogati dal Ministero dello Sviluppo Economico…

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/economia/2012/30-ottobre-2012/ixfin-truffa-danni-statoreati-prescritti-otto-ex-dirigenti-2112483877627.shtml

Ed ancora: “Ixfin s.p.a. Marcianise”, ovvero

“IL FALLIMENTO E’ UNA GRANDE INVENZIONE!! –

CON IL FALLIMENTO NON SI DEVE PAGARE PIU’ NESSUNO”.

 Sul portale di “Brescia Oggi” del 14 luglio 2006 si legge che Massimo Pugliese vuole comprare lo stesso la CF Gomma anche dopo che il tribunale francese ha assegnato la fabbrica di Rennes, la Barre Thomas controllata della CF Gomma, al gruppo finanziario Silver Point.

Ma è chiaro! Dopo il fallimento della Ixfin, Massimo Pugliese i soldi ce li ha davvero!

Solo per fare qualche esempio, Massimo Pugliese, col fallimento della Ixfin di Marcianise non deve più pagare:

 1. – 105 milioni di euro di tasse e contributi allo stato, così come dichiarato dall’on.le Gianfranco Borghini in persona, Coordinatore della Direzione Generale per lo Sviluppo Produttivo e Competitività (DGSPC) del Ministero dello Sviluppo Economico, alla riunione di mercoledì 12 luglio 2006 a Roma, presso lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico.

2. – I tfr dei dipendenti Ixfin che sono stati incentivati a licenziarsi dal luglio 2003 ad oggi e che sono circa 150

3. – I tfr dei dipendenti rimasti in fabbrica al momento del fallimento, che sono circa 850

4. – Gli ultimi ratei degli stipendi arretrati dei dipendenti dal 2004 che sono circa 950

5. – Le quote non pagate dal 2004 dei dipendenti iscritti al Fondo Cometa

6.-  Debiti con i fornitori che Dio solo lo sa.

http://www.hwupgrade.it/forum/archive/index.php/t-1452238.html

Questi i nostri stralci significativi. Ma chi voglia approfondire può trovare ampia documentazione su internet.  In questo nostro report riteniamo doveroso il dettaglio di cronaca sul caso De Francesco.

Lo sventurato ex dipendente della “Ixfin S.p.A.” ormai senza lavoro, si era recato in Germania fiducioso di poter riprendere il suo lavoro di specializzato , appoggiandosi ad un familiare. Confidava nel suo essere esperto di “sistema operativo SAP”:   Ma niente. Gli era già capitato di cercare invano i lavoro nelle Marche, in Italia, appoggiandosi ad una sorella…  E in Italia, nel casertano, era rimasto a rodersi il fegato, inserito come tanti altri ex lavoratori del locale “bacino di crisi” , senza alcun sussidio o aiuto economico, praticamente senza reddito e con la disponibilità dei pochi spiccioli recuperati da piccoli lavori estemporanei della moglie. E nella realtà lavorativa e/o disoccupazionale  di questo decennio è questo il viatico che porta lo sventurato Salvatore De Francesco al folle gesto del suicidio,  proprio nel giorno in cui altri suoi compagni di sventura e di non lavoro del “bacino di crisi” erano a protestare  a Caserta sotto la Prefettura  denunziando il loro stato di diseredati  e richiedendo per l’ennesima volta di riconoscergli il diritto al lavoro promesso loro e sempre disatteso.

Un dramma che si ripete di frequente, di cui prendiamo notizia, in un clima di inerzia mista a smarrimento. Pur di fronte ad una forma brutale quanto estrema di disperazione  che porta l’essere umano a decidere la soppressione di se stesso quale soluzione al suo problema esistenziale non più affrontabile onorevolmente.  Ed il caso non è isolato. Purtroppo.

Senso di colpa? Di incapacità ? Tutti interrogativi senza risposta, scaturiti da quella impossibilità palese di assicurare dignità di vita alla famiglia, ai figli, al di fuori dall’onta del disonore di debiti, di impossibilità di pagarsi le sussistenze necessarie.

Quanta differenza tra i tanti Salvatore suicidi e i tanti “managers” dei processi di inquisizione, dei fallimenti fasulli, degli illeciti trasferimenti di “capitale aziendale” in conti esteri personali…. delle  squallide dilapidazioni delle risorse e dei beni comuni dell’intero popolo.

Stato, Istituzioni, Umana eticità se ci siete fatevi avanti.  E’ il minimo omaggio doveroso da dedicare a Salvatore De Francesco, un Cittadino di Napoli Est, che ci ha lasciato la sua famiglia: tre vittime del sistema, la  moglie e le due figlie. Ho motivo di ritenere le tre vittime superstiti un doveroso onere per la “Società Civile” ed in particolare la “VI Municipalità” ,  ancora in colpevole letargo.

Già in letargo da 40 giorni dal rinnovo delle urne elettorali: è ancora nel silente letargo dell’iter per la proclamazione.

Salvatore, requiescat in pace.

Napoli, 13 luglio 2016 – ore 20           Gerardo Nigro

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